AGORA’ LIBERALE
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Il segretario politico
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Egregio Segretario
F.I.O.M.
Maurizio Landini
Corso Trieste 36
00198 ROMA
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p.c.
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Segreteria F.I.O.M.
 Via Piersanti Mattarella
90018 Termini Imerese
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           Occupazione Agenzia Entrate Termini Imprese
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           Egregio Segretario Fiom,
Conosco Termini Imprese quanto basta per affermare che è una cittadina tranquilla che vive con dignità il dramma delle duemila famiglie passate improvvisamente da una condizione di serena sopravvivenza alla condizione di povertà .
           A rigore, seguendo l'orientamento della mia fede politica, potrei registrare a Termini Imerese la conferma del fallimento di iniziative imprenditoriali alimentate dal clientelismo e da certa politica assistenziale, ma questa sarebbe una analisi incompleta delle cose e servirebbe solo ad infliggere un altro duro colpo alle poche speranze degli operai termitani.
           Così, nonostante le critiche che leggo ed ascolto dalla Sua parte politica nei confronti della mia, penso di potere affermare innanzi tutto che l'imprenditoria con la mano tesa, per intenderci quella che ama Berlusconi essendone ricambiata, non è imprenditoria autenticamente liberale.
           L'imprenditoria autenticamente liberale e responsabile, è altra, ed esattamente quella che investe il capitale si per trarne profitto, ma a due condizioni: la consapevolezza di mettere a rischio quel capitale sapendo di poterlo perdere per intero ed il coraggio di indirizzare ogni scelta tutelando - prima del capitale - la garanzia del posto di lavoro di tutti i propri dipendenti.
           Certo Lei tenterà di osservare che la mia visione einaudiana è ormai fuori dal contesto in cui viviamo, ma non è così, e per provarlo Le ricordo il crescente numero di suicidi che si registrano a carico di imprenditori consapevoli del fallimento della loro impresa e delle funeste conseguenze che da tale fallimento sarebbero derivate.
           Si chiederà - a questo punto - perché io abbia deciso di scriverLe.Â
            Semplice, perché entrambi desideriamo offrire la soddisfazione e la gioia del lavoro, risultando ormai del tutto superato il concetto che tale gioia possa riassumersi per alcuni, nella possibilità di sfamare ed istruire i figli, per altri nella moltiplicazione del capitale.
           La apertura dei mercati, cui nessun Paese democratico avrebbe potuto e potrebbe oggi opporsi, ci costringe al confronto produttivo con Paesi presso il quale il costo della mano d'opera è risibile, ed in un simile contesto, argomentare ancora secondo criteri di lotta di classe può solo complicare le cose.
           Qualcuno è già alla ricerca di soluzioni di compromesso per superare la crisi, ed ai più la migliore sembrerebbe quella di chiamare le Istituzioni alla responsabilità della garanzia del posto di lavoro, ma questa, sarebbe una soluzione disastrosa.
           La mano tesa, da qualunque parte giunga, ha già prodotto danni irreversibili e non serve dunque alla soluzione dei problemi, specie in un momento di crisi quale quella che attraversa tutta l'Europa.
           Il mio è, viceversa, un richiamo alle origini dell'idea liberale, ed alle responsabilità che su ciascuno di noi incombono e che - volenti o nolenti - saremo chiamati ad assumere per uscire dal tunnel.
           La premessa era indispensabile per giungere al nodo del problema e capire esattamente quale è oggi il nemico comune da battere per salvare il Paese dalla catastrofe.
           Pare che l'imprenditore Massimo Di Risio, che rappresenta la speranza di ritorno ad un posto di lavoro per gli ex operai e dipendenti Fiat di Termini Imerese non riscuota il credito necessario per i finanziamenti chiesti alle banche.
           Ma possiamo davvero continuare a tenere il nostro presente ed il nostro futuro, di lavoratori ma anche di cittadini, appeso alla decisione - secondo necessità - di un cinco direttore di banca o di una decina di cinici suoi maestri componenti il consiglio d'amministrazione della suddetta?
           Non crede allora, egregio Segretario, che il comune nemico dei fattori produttivi e dell'economia, ma anche di noi come semplici cittadini siano oggi proprio le banche?
           Qui siamo tutti sotto controllo, nessuno può prelevare somme eccedenti i mille euro in contante salvo mille giustificazioni, nessuno può fare impresa se non dimostra in mille modi d'essere estraneo ad interessi mafiosi e da poco anche i pensionati sono costretti ad incanalare i loro flussi di danaro sui conto correnti regalando ingenti capitali in interesse.Â
           E' ammissibile che in questo Paese, in cui tutto il danaro - quello pulito ma anche quello sporco - passa per le banche, arricchendole, debbano essere proprio queste a bloccare ogni iniziativa economica?
           Venendo al dunque, egregio segretario, lasci perdere i sogni ( e forse anche la connivenza ) di Vendola, dica ai Suoi di non ciattare con Grillo che può solo improvvisare visto che non ha dalla sua le radici di una idea che ha fatto le rivoluzioni contro ogni autoritarismo, e dia retta ad un liberale che se avesse avuto a disposizione la disperazione dei numerosi Suoi seguaci l'avrebbe già fatto.
Tolga i Suoi uomini dagli Uffici dell'Agenzia delle Entrate (gli interessi sulle somme non riscosse per via dell'occupazione finirebbero solo con il favorire l'aggio innalzando i costi per il contribuente onesto impossibilitato a pagare), li raduni e li piazzi davanti l'ingresso di tutte le banche, a partire da quelle che operano proprio a Termini Imerese.
Per gli ometti che ci tengono oggi tutti in pugno, dopo avere trasformato il servizio bancario nell'unico strumento di usura legalizzata grazie alla connivenza della classe politica eletta a destra ed a sinistra con i voti di quelli che amano la mano tesa, per un giorno sarebbe uno schiaffo, per una settimana un colpo ai fianchi, e per un mese, spiegando bene le ragioni della protesta ai media, potrebbe essere un colpo mortale.
 L'economia ha bisogno delle banche, ma ha anche bisogno di regole che impediscano alle stesse di rastrellare capitali - specie quelli di dubbia provenienza - senza rispettare i doveri - anche quelli morali - che incombono viceversa su tutti quanti ricoprono incarichi di alta rilevanza e responsabilità per le sorti del Paese.
Pur essendomi permesso di darLe un suggerimento, e pur sperando vivamente che Lei lo raccolga indirizzando meglio la protesta, preciso che non nascondo le differenze profonde che segnano le nostre culture.
 Le chiedo solo di riflettere, grazie a questa mia lettera, sulla differenza abissale che corre fra un conservatore ed un liberale.
La ringrazio per l'attenzione, Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â
                                                      Pasquale Dante
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