Se respingiamo diventa un genocidio

Noi, comuni cittadini italiani, possiamo essere certi che, come popolo, non stiamo violando il diritto alla vita di donne ed uomini, che cercano un approdo di salvezza sulle nostre coste?
E se non ne siamo certi, quale è la nostra responsabilità morale e persino penale?
Abbiamo il diritto di negare la salvezza a nostri simili, fondandoci sulla convinzione che il territorio è proprietà inalienabile di un sol popolo, nella fattispecie quello italiano?
Certo il territorio della nostra nazione appartiene a noi italiani! Ma se in questo territorio attraverso mille rivoli si creano spazi di accoglienza umanitaria ed esseri umani vengono a condividere la nostra vita, facendosi sostegno delle nostre fatiche e diventando in tutto compagni del nostro stesso esistere, possiamo rifiutar loro un po’ di quello spazio vitale, del quale abbisognano per sopravvivere?
Quanto è appropriato, proprio per noi italiani, ricordare qui il monito biblico di Deuteronomio 5,15: «Ricordati che anche tu sei stato servo nel paese di Egitto»!
Anche la “boutade” berlusconiana, che non vuole un Paese multietnico, è fuori da ogni logica, perché a livello storico le migrazioni non sono mai state controllabili e comunque un tentativo in questa direzione comporterebbe risoluzioni così drastiche da rischiare di mettere in crisi l’intero sistema culturale, economico e democratico di una nazione!
In questo è stato chiaro il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana mons. Mariano Crociata, che all'ANSA ha dichiarato: «L'Italia multietnica e multiculturale e' ''un valore'' ed esiste già ''di fatto''»!
Confortati da un parere così autorevole, possiamo sperare che la questione immigrazione venga affrontata con modalità tali che oggi non facciano vergognare noi di essere italiani  e domani nemmeno i nostri figli?
Fiduciosi in un’Italia migliore, non perdiamoci di vista, arrivederci a presto.

Andrea Volpe

 

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