Croce e la filosofia politica

 Alessandro Passerin d'Entreves, appassionatosi alla questione, nel 1962 ricorda la riconoscenza manifestata a Croce, nel 1922, da Roscoè Pound, il più autorevole rappresentante della anti formalistica Scuola Sociologica del Diritto negli Stati Uniti d'America, il quale rileva pubblicamente l'utilità delle tesi crociane e l'importanza, per la di lui formazione, dei colloqui fra i due intercorsi. "L'identificazione di filosofia e storia operata da Croce", afferma Pound, " è una ripulsa della filosofia della storia del secolo XIX e costituisce una filosofia della vita in tutta la sua varietà di azioni, mutamenti, compromessi ed adattamenti...".                                                           Questo "atteggiamento funzionale" che accomuna le tesi di Croce, Bentley e Pound, secondo Passerin d'Entreves, confina la "nozione di Stato" a quella di " uno fra i maggiori passatempi intellettuali del passato".                                                                                     Studiando Croce, Pound trae ancora conferme in ordine all'erroneità dell'idea della "continuità del contenuto" generata dalla concezione hegeliana del diritto e scopre, da una parte, il persistere della concezione hegeliana del diritto nonostante la liberazione, da parte della storiografia, dal concetto della "filosofia della storia", dall'altra, il sorprendente distacco da parte dello storicismo italiano, al pari della nuova cultura nord-americana, dal formalismo, e cioè dall'eccessiva attenzione alle norme ed alle variabili formali. Ed in vero, nel 1923 Croce già recensisce positivamente il libro dell'anti-formalista Gaetano Mosca sulla classe politica, ricordandone pure le peculiarità nel 1928, nella "Storia d'Italia" poichè - scrive Croce - " .....il solo forse che concepì un'idea feconda, riportando, per virtù di meditazione storica, l'attenzione dalle forme giuridiche alla realtà politica, dal sistema costituzionale e dal metodo parlamentare, alla classe dirigente o politica".                                                                                        In realtà Croce si muove lungo il sentiero della liberazione dalla filosofia della storia di Hegel, o dai sistemi chiusi, sin dalla fine dell'ottocento, quando già scrive la prefazione agli studi sul materialismo storico, e ne riscrive, infine, nell'ultima prefazione del 1941, ove ricorda d'avere ristampato "la concezione materialistica della storia" di Antonio Labriola, accompagnandola con un proprio saggio del 1937 su " Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia" a conferma della finale "dissoluzione" dello Stato nella Società civile. Ad ulteriore conferma della lettura anti hgegeliana e storicistica legata al pensiero di Croce, interviene, nel 1925, anche un saggio di Piero Gobetti su " Croce oppositore" in cui viene rimarcata la differenza fra il dogmatico, autoritario, dittatore di provinciale infallibilità Gentile, e l'antitetico Benedetto Croce, politico capace di riflessione, di dubbio, antitetico al culto totalitario della religione di Stato. Gobetti cita pure il celebre brano del Croce sullo Stato come " ...forma elementare ed angusta della vita pratica, dalla quale la vita morale esce fuori da ogni banda e trabocca, spargendosi in rivoli copiosi e fecondi da disfare e rifare in perpetuo la vita politica stessa e gli Stati, ossia costringerli a rinnovarsi conforme alle esigenze che essa pone".                                        Aldo Garosci, afferma che l'anno in cui Croce ravvisa l'urgenza di distinguere morale e politica è il 1924, anno in cui viene pubblicato " Etica e politica" a conclusione di riflessioni dettate dalla lunga e permanente polemica con Gentile iniziata nel 1913, ma, avverte anche, che completano il pensiero successivi studi sulla " Controriforma", su "Amore ed avversione allo Stato", sul ruolo della " Filosofia inferiore" che si pone " tra le pieghe del mondo, dei simboli e dei miti.......più vicini all'animo popolare e al mondo della vitalità". Questi studi successivi, chiariscono che l'etica, traboccando da ogni banda, si riconosce, per un verso, nella fede creativa ( la religione della libertà) e, per l'altro, nelle forme trainanti e preparanti le nuove primavere storiche.                                                                                                  Gioele Solari coglie il dinamismo antistoricistico ed anti hegeliano di Croce rilevandone l'avvertimento a non " elevare lo Stato a significato ed entità etica."e rimarcando pure il valore del dialogo apertosi fra Croce e Labriola sin dalla fine dell'ottocento, quando già il Labriola, alla concezione dello stato etico, opponeva la concezione dello Stato che trae origine da un sistema di forze e di interessi ponendo così lo Stato nella categoria dell'utile all'interno della tradizione del liberalismo anglosassone.L'influenza crociana a Torino appare grande e duratura, e proprio da Torino giunge la lettera di solidarietà da Umberto Cosmo a Croce, indicato da Mussolini come " imboscato della storia". Le riflessioni sulle intuizioni di Croce in ambito di filosofia politica, passano, per scritti più recenti. Sartori ( introduzione all'Antologia di Scienza politica del 1970), presentando in Italia metodi e risultati della scienza politica nord-americana, torna al tema classico della teoria dello Stato precisando che Hegel e Marx trasfiguravano lo stato esistente mentre la scienza politica s'interessava già non dell'essenza ma del modo d'operare dello Stato.                                                                                                                  La nuova scienza politica italiana, pone oggi decisamente l'accento su due distinte tradizioni analitiche; da una parte la tradizione anglosassone che conferisce grande attenzione ai processi sociali più che alle configurazioni statuali, dall'altra una tradizione continentale di analisi delle strutture statuali vere e proprie, di studi istituzionali. Sotto questo aspetto, gli studi di Croce sulla "filosofia interiore" e sull'individuo come "gruppo di abiti" che si pone in relazione con la società e con il variegato sistema di interessi e di pressioni, lo pongono decisamente dalla parte della tradizione anglosassone. L'etica non è più prigioniera, così, dello Stato, e sono l'infermità e la lentezza delle forze morali, o la loro capacità di operare con slancio, a segnare i tempi della ripresa che, nella sua fase iniziale, trova i suoi riferimenti nella scienza, nell'arte, negli oppositori. " La cultura dei periodi di reazione" afferma Croce," si cerca e si ritrova soltanto negli oppositori delle reazioni: come in Italia, nell'età della controriforma, in Bruno e Campanella e Galileo".

                                                                                                         Liliana Sammarco